Ciclo di seminari

Conversazioni alla ricerca di un tempo perduto
8 – 29 novembre 2022, ore 18, Palazzo Ducale, Sala del Minor Consiglio Genova

A cura di Luisa Stagi.

Il futuro è un’idea; si dice infatti “un’idea di futuro”. Il futuro è anche e soprattutto un “fatto culturale” in cui coabitano forme diverse di anticipazione che emergono con diversi livelli di consapevolezza e che influenzano le capacità (oltre che le possibilità) di scelta.

Questo ciclo di incontri nasce da alcuni interrogativi sulla storia e sul presente di questo concetto: “Cosa significa ‘ricordare il futuro’? Cosa possiamo imparare dai futuri immaginati che non si sono realizzati? C’è ancora un ruolo per le utopie? Viviamo una crisi del futuro? Siamo ancora capaci di immaginare un futuro, di sperare in un mondo migliore?”.

Nel corso della storia umana il concetto di futuro è cambiato in modo anche radicale: oggetto di predizioni da parte degli antichi oracoli, di speranze e timori escatologici da parte di teologi e predicatori, di utopie e distopie da parte di scrittori e filosofi, fino al moderno sogno positivista della previsione scientifica e oggettiva.

Ricordare i possibili futuri che erano stato progettati per noi è un esercizio da cui si possono trarre utili elementi per il presente. Il futuro che vive nel presente non è solo un insieme articolato di produzioni culturali, ma è anche un complesso di pratiche sociali; per questo è un “fatto culturale”. Non è facile comprendere in quali “forme” esso circoli e con quale forza queste forme richiamino le direzioni da prendere. Le egemonie e contro-egemonie dei discorsi sulla rappresentazione del futuro influenzano gli orizzonti di attesa che coltiviamo e quindi incidono profondamente sul nostro agire.

Il Progresso è una delle “grandi narrazioni” del futuro che è stata per lungo tempo egemonica e che oggi sembrerebbe essere in crisi. In realtà a essere in crisi è una certa “idea” di “Progresso”, quella relativa al concetto stesso di modernità come crescita economica e innovazione tecnologica; è questo tipo di narrazione di crisi, a contribuire alla diffusione di conflitti sociali e di movimenti nostalgici. Esistono tuttavia altri “progressi”, connessi alla nostra capacità di prenderci cura del mondo, che producono discorsi contro-egemonici e che fanno intravedere una nuova idea di futuro.


Appuntamenti in programma:

martedì 8 novembre 2022 ore 18, Sala del Minor Consiglio

Futuri possibili. Il domani nelle scienze sociali
Vincenza Pellegrino
Professoressa associata di sociologia dei processi culturali, Università di Parma
Introduzione di Sebastiano Benasso

martedì 15 novembre 2022 ore 18, Sala del Minor Consiglio

Dopo il futuro. L’esaurimento della modernità
Bifo- Franco Berardi
Filosofo, saggista
Introduzione di Alessandra Vannucci

martedì 22 novembre 2022 ore 18, Sala del Minor Consiglio

Memorie di futuro. I ricordi di un tempo immaginato
Paolo Jedlowski
Professore ordinario sociologia generale, Università della Calabria
Introduzione di Alessandro Cavalli

martedì 29 novembre 2022 ore 18, Sala del Minor Consiglio

Futuro Presente. La rivoluzione ambientalista
Alessandro Cavalli
già professore ordinario sociologia generale, Università di Pavia
Introduzione di Luisa Stagi

futuro, genova

Seminario online ‘Come stanno insieme i giovani?’

Giovedì 27 ottobre ore 16:30 su piattaforma TEAMS

Una discussione a partire dai volumi ‘Forms of Collective Engagement in Youth Transitions: A Global Perspective’, Brill, 2021 e ‘Youth Collectivities: Cultures and Objects’, Routledge 2021, curati da V Cuzzocrea, B Schiermer, B Gook.

Intervengono: Sebastiano Benasso (Università di Genova) e Carmen Leccardi (Università Milano Bicocca). Partecipano alla discussione gli autori: Massimiliano Andretta (Università di Pisa), Enzo Colombo (Università di Milano), Valentina Cuzzocrea (Università di Cagliari), Ilaria Pitti (Università di Bologna) e Paola Rebughini (Università di Milano)

Coordina: Giuliana Mandich (Università di Cagliari).

Segui il link per partecipare al seminario

seminari

Conference – The welcoming of refugees and grassroots solidarity. The registration is open!

The University of Genoa and the “Institut national de la recherche scientifique” (INRS, Canada), in partnership with “Laboratorio di Sociologia Visuale” and “Centro Studi Medì“, are organizing the international conference

“THE WELCOMING OF REFUGEES AND GRASSROOTS SOLIDARITY: STATE OF RESEARCH AND BEST PRACTICES IN EUROPE AND CANADA”.

The purpose of the conference is to explore current developments in refugee intake and solidarity practices in Europe and Canada through three main areas:

– Politics of refugee reception

– Welcoming and local solidarity

– Private refugee sponsorship programs

In an effort to provide an open and multidisciplinary platform for dialogue, established and emerging scholars and practitioners will share their research and expertise in the field from a variety of disciplines, including, but not limited to, sociology, anthropology, geography, law, political science and urban studies.

Participation in the conference is free of charge, but places are limited, therefore registration is compulsory.

The REGISTRATION DEADLINE is OCTOBER 21, 2022 (Friday) 12:00 CET.

For registration, please contact us by email at: 115366@unige.it

*** Online participation will be possible only upon request. ***

accoglienza, Canada, Italia, migranti, refugees, rifugiati

Crocevia Mediterraneo – Fare ricerca attraverso il mareUn’etnografia di un gruppo di ricercatrici e ricercatori nello Stretto di Sicilia. Un podcast ne racconterà il viaggio (tratto da Melting Pot)

Un gruppo di ricercatrici e ricercatori delle università di Genova e Parma attraverserà per due settimane, dal 26 settembre all’11 ottobre, il Mediterraneo centrale facendo tappa nei principali snodi della mobilità migrante e del controllo confinario europeo: Pantelleria, Lampedusa, Linosa, Malta. Per la prima volta, un’imbarcazione di scienziati sociali abita questo campo in prima persona, nello spirito di una sociologia pubblica che possa confrontarsi e incidere direttamente sul reale. Un podcast ne racconterà il viaggio, popolato da incontri e riflessioni su passato, presente e futuro delle forme di mobilità.

Le narrazioni dominanti nel campo politico e mediatico italiano rappresentano il Mediterraneo come uno spazio di separazione tra aree geograficamente e socialmente distanti, una barriera “naturale” che abissalmente divide realtà differenti. Al contrario, storicamente, il Mediterraneo è prima di tutto uno spazio di incontro, attraversamento, contaminazione tra soggetti diversi. In questa congiuntura, si configura come il luogo di frizione e conflitto tra le pulsioni “necropolitiche” della gestione migratoria e confinaria dell’Unione Europea e l’irriducibile spinta alla mobilità dei migranti. Il Mediterraneo è diventato confine mortifero, diretta conseguenza delle politiche migratorie europee attraverso la militarizzazione dei confini marittimi e terrestri, la criminalizzazione non solo di chi migra ma anche di chi svolge attività di supporto e solidarietà a chi è in transito, l’assenza sostanziale di politiche di accesso legali al territorio europeo.

Allo stesso tempo, lo spazio e le relazioni che si generano al suo interno producono un tessuto sociale complesso, dove razionalità, rappresentazioni e pratiche sfuggono le dicotomie e i “confini” sociali tra i soggetti si fanno più sfumati. Così, all’interno del perimetro descritto dalle politiche migratorie europee e dal suo apparato confinario, dalle reti e infrastrutture di controllo e mobilità, si muovono una molteplicità di attori, animati da interessi e prospettive differenti: migranti in transito, pescatori, marinai, guardiacoste, funzionari delle forze dell’ordine e delle agenzie europee, umanitari, solidali. Non solo visioni di chiusura e di difesa, ma anche voci e pratiche di apertura, che non trovano spazio nel dibattito mediatico e che invece manutengono la porosità o fluidità della frontiera di acqua, e in qualche modo rendono complesso il campo dei vissuti e delle visioni su questo mare tra le terre, su ciò che è stato, su ciò che dovrà essere.

È con questo campo cangiante che, come ricercatrici e ricercatori, ci proponiamo di entrare in relazione, abitando lo stesso spazio marittimo. Attraverso un punto di osservazione privilegiato perché in movimento, su un’imbarcazione, proveremo a dare conto della complessità di questo spazio, in un viaggio di due settimane con tappe a Pantelleria, Lampedusa, Linosa e Malta, dove per mare ascolteremo suoni e tempi del Mediterraneo e cercheremo di capire come si pone come attore tra gli altri, e poi di volta in volta ci riuniremo con gruppi di ricercatrici e ricercatori a terra incontrando e ascoltando testimonianze di chi vive e attraversa il mare. Un’etnografia del mare e nel mare costellata di incontri e della partecipazione diretta in questo contesto sociale complesso, per ricomporre memorie sul mare ad analisi del suo attuale, e rendere più visibile la polifonia di voci e la pluralità di visioni sul suo futuro, che è una importante posta in gioco.

Seguendo la vocazione della “sociologia pubblica” – un modo di intendere la pratica della ricerca sociale in connessione con lo spazio pubblico, come rigenerazione dello spazio pubblico che discende dalla produzione e dalla cura collettiva di “dati scientifici” -, daremo voce a questi incontri e al nostro abitare il campo raccontandone in episodi giornalieri di un podcast, in un dialogo costante tra le diverse temporalità e spazialità del mare, utilizzando suoni del mare, dialoghi con i testimoni, diari autoetnografici, componendo insomma argomentazioni politiche e esplorazioni visuali, sonore e poetiche sul Mediterraneo, poiché a partire dalle frizioni e rifrazioni che si generano tra i diversi posizionamenti, ma anche dall’ibridazione dei linguaggi, si possa arrivare ad immaginare una dimensione post-nazionale che sappia oltrepassare il governo delle mobilità imposto dagli stati. Infine, lo faremo in rete con esperienze di radio e laboratori coordinati da studenti universitari, perché la sociologia pubblica di cui parliamo parte innanzi tutto da una visione di università collettiva che anima i nostri progetti.

Questo primo viaggio etnografico si inserisce all’interno del progetto di ricerca MOBS (Mobilities, solidarieties and imaginaries across the borders / Prin 2020) di cui è capofila l’Università di Genova e il gruppo di ricerca legato al Laboratorio di Sociologia Visuale e in cui sono coinvolte l’Università di Milano Statale, di Napoli, di Padova, di Parma, che prende in esame le porosità del territorio nazionale italiano, indagando forme di mobilità e dell’abitare dei migranti in transito e le trasformazioni del governo confinario in quattro luoghi privilegiati: la montagna, il Mediterraneo, lo spazio urbano e lo spazio rurale.

Prima Missione 2022:

26 settembre: Marsala/Pantelleria – 27/29 settembre: Pantelleria/limite acque territoriali tunisine – 30 settembre/ 7 ottobre: Lampedusa/Linosa/limite acque territoriali libiche – 8/11 ottobre: Malta, workshop finale in collaborazione con l’Università di Malta e con la partecipazione di: Naor H. Ben-Yehoyada (Columbia University, US) e Chiara Denaro (Alarm Phone e Università di Trento), Neil Falzon (Aditus Foundation), Norert Bugeja, Gilbert Calleja, Daniela DeBono (University of Malta).

Equipaggio di ricerca:

Università degli Studi di Genova: Jacopo Anderlini, Arianna Colombo, Enrico Fravega, Luca Giliberti, Francesca Goletti, Antonino Milotta, Luca Queirolo Palmas, Gabriella Petti, Federico Rahola. Università degli Studi di Parma: Guglielmo Agolino, Daniela Leonardi, Vincenza Pellegrino, Veronica Valenti.

Qui il link all’articolo: https://www.meltingpot.org/2022/09/crocevia-mediterraneo-fare-ricerca-attraverso-il-mare/

articolo, MeltingPot

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