Abitare la frontiera. Nuovo libro di Luca Giliberti

La Val Roja, piccola valle francese al confine con l’Italia, a partire dal 2015, con la chiusura di diverse frontiere interne all’Europa, si ritrova al centro di una inedita rotta migratoria che va verso il nord Europa. Migliaia di migranti restano bloccati a Ventimiglia e, nel tentativo di varcare la frontiera, finiscono per attraversare territori rurali e alpini, nonostante la capillare militarizzazione.
Una parte importante della popolazione della valle si mobilita nella solidarietà, offrendo ospitalità, cura e supporto ai migranti in transito. Si tratta di quella parte della popolazione – i cosiddetti “neorurali” – che, dalla fine degli anniSettanta a oggi, alla ricerca di uno stile di vita alternativo all’insegna della decrescita, della sostenibilità rurale e di valori solidali, sceglie la Val Roja come luogo per abitare. Un’altra parte della popolazione, legata alle famiglie native tendenzialmente conservatrici, si oppone all’azione solidale, dando origine a conflitti che rafforzano le frontiere sociali preesistenti nella valle. Confini po-litico-territoriali che irrompono in Europa e confini sociali entrano in collisione: i neorurali della valle, oltre ad abitare la frontiera tra due Stati, si ritrovano ad abitare la frontiera sociale che li divide da un universo culturale opposto.
Frutto di una lunga e intensa ricerca etnografica, il presente volume racconta l’Europa della crisi dell’accoglienza, con le sue frizioni, i movimenti solidali dal basso e i processi di trasformazione sociale che ne derivano.

The book is the result of an intense ethnographic research in the Roya Valley, starting from the consequences of the “closure” of the French-Italian border in recent years. A local network in the valley, Solidaire with migrants in transit and characterized by the over-representation of “neorurals”, comes into play; at the same time, other voices emerge, hostile to the migrants’ transit and to those who come to their aid. The ethnographic research – understanding the balances, patterns and mobilizations of the valley over the past decades – explores the effects of the border on the rural valley, analyzing how the militarization and the control of political borders have strong repecussions on the social boundaries of the population.  

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The 2021 edition of the Radical Film Festival will be held in Genoa / Il Radical Film Festival 2021 si terrà a Genova

The Visual Sociology Research Group will be co-hosting the Radical Film Network Conference and Festival in June 2021. The RFN is an international network for individuals and organisations involved in politically-engaged and aesthetically innovative film culture and we’ve decided to host its annual meeting in Genoa 20 years after the G8, as we’d like this to be an opportunity for us all not just to look back at the role of radical film culture in the mobilizations surrounding that event, but also (and especially) to reflect on and organize radical film practices in the very odd present we’re going through and in years to come.

The Radical Film Network was founded in 2013 when a group of activists, academics, filmmakers and programmers involved in radical film culture in the UK met to discuss the ways in which they could work together to support its development, growth and sustainability.

Since then the RFN has grown rapidly, and now consists of more than one hundred organisations across four continents. Affiliated organisations range from artists’ studios and production collectives to archives, co-ops, distributors, film festivals and exhibition venues, as well as a host of other less easily categorised groups.

More information about the RFN on https://radicalfilmnetwork.com

Il Laboratorio di Sociologiva Visuale co-ospiterà la Radical Film Network Conference and Festival nel giugno del 2021. La RFN è una rete internazionale di individui e organizzazioni coinvolte nella cultura cinematografica politicamente impegnata ed esteticamente innovativa. Abbiamo deciso di ospitare la sua conferenza annuale a Genova a 20 anni dal G8, poiché vorremmo che questa fosse un’opportunità per tutti noi non solo per guardare indietro al ruolo della cultura cinematografica radicale nelle mobilitazioni relative a quell’evento, ma anche (e soprattutto) per riflettere sull’organizzazione delle pratiche cinematografiche radicali nello strano presente che stiamo attraversando e nel prossimo futuro.
Il Radical Film Network è stato fondato nel 2013 quando un gruppo di attivisti, accademici, registi e programmatori coinvolti nella cultura cinematografica radicale nel Regno Unito si sono incontrati per discutere i modi in cui potevano lavorare insieme per supportarne lo sviluppo, la crescita e la sostenibilità.
Da allora la RFN è cresciuta rapidamente e ora è composta da più di cento organizzazioni in quattro continenti. Le organizzazioni affiliate vanno da studi di artisti e collettivi di produzione ad archivi, a cooperative, distributori, festival cinematografici e sedi di mostre, nonché ad una serie di altri gruppi meno facilmente categorizzabili.

Maggiori informazioni sull’RFN su https://radicalfilmnetwork.com

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Migration, borders and solidarities along the routes to Europe. Highlights from Morocco, Tunisia, Turkey, Belgium, French Guyana, Mayotte

Photo credits: Martin Leveneur

Cycle of on-line seminarsSeptember 30, 2020, 6 and October 13, 2020 (EN)

Assuming the turbulent dimension of migrations and the dynamism of migrant trajectories as starting points, our recent research lines focuses on unauthorized movements as a variable social construction that can be originally explored from the perspective of solidarity networks supporting migrants in transit. Since the beginning of the “migration crisis” in 2015, the term “solidarity” has been widely employed in Europe by local and transnational networks supporting migrants. While becoming increasingly important and prominent actors in contemporary Europe, these solidarity networks are still understudied and have only recently been addressed in migration studies.

The aim is to observe these phenomena on the wider scale of “Europe at large” conceived as the combination of EU countries where restrictive internal border policies reappeared, Mediterranean countries on the fringes of the EU exposed to the externalization of its borders, Outermost Regions of the EU in South America and in the Indian Ocean, that are at the centre of understudied migratory systems and where new border policies are being tested. From Visual Sociology Research Group, Centro Studi Medì and Urmis (Unité de Recherches Migrations et Sociétés), co-organisers of the cycle of on-line seminars, with our international partners (Association for Migration Research, Université de Liège, Université de Sousse, Université de Meknès, Université de Guyane, Centre Universitaire de Mayotte), we will discuss about these central topics through a cycle of on-line seminars in French, presenting our on-going researches and debating innovative research lines in contemporary migration and border studies.

Ciclo di seminari on-line. 30 settembre, 6 e 13 ottobre 2020 (ITA)

Assumendo la dimensione turbolenta delle migrazioni e il dinamismo delle traiettorie dei migranti come punti di partenza, le nostre recenti linee di ricerca si concentrano sui movimenti non autorizzati come una costruzione sociale variabile che può essere esplorata da un punto di vista originale, attraverso la prospettiva delle reti di solidarietà che sostengono i migranti in transito. Dall’inizio della “crisi migratoria” nel 2015, il termine “solidarietà” è stato ampiamente utilizzato in Europa dalle reti locali e transnazionali che sostengono i migranti. Pur diventando attori sempre più importanti nell’Europa contemporanea, queste reti di solidarietà sono ancora poco studiate e sono state affrontate solo di recente negli studi sulla migrazione.

Lo scopo è quello di osservare questi fenomeni ad una scala più ampia della cosiddetta ‘”Europe at large“, concepita come la combinazione di paesi dell’UE, in cui sono riapparse politiche restrittive sulle frontiere interne, paesi mediterranei ai margini dell’UE esposti all’esternalizzazione dei suoi confini, regioni ultraperiferiche di l’UE in Sud America e nell’Oceano Indiano, che sono al centro di sistemi migratori poco studiati e dove si stanno sperimentando nuove politiche di confine. Ricercatori del Laboratorio di Sociologia Visuale, del Centro Studi Medì, dell’Urmis (Unité de Recherches Migrations et Sociétés) – co-organizzatori del ciclo di seminari on-line – discuteranno con i partner internazionali dell’Association for Migration Research, dell’Université de Liège, dell’Université de Sousse, dell’Université de Meknès, dell’Université de Guyane, e del Centre Universitaire de Mayotte nel corso di un ciclo di seminari on-line in lingua francese, nel quale verranno presentate le ricerche in corso e saranno discusse le linee di ricerca innovative sulla migrazione contemporanea e nel campo degli studi sui confini.

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Narrare i movimenti sociali con le immagini

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Doppio appuntamento, lunedì 18 novembre, per parlare di migrazioni e movimenti sociali ma soprattutto per riflettere su come questi due fenomeni possono essere indagati e rappresentati attraverso le tecniche visuali del video e della fotografia.

Dalle 16 alle 18:30, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Genova, nell’ambito del corso di Sociologia dei Processi Migratori tenuto dal Prof. Luca Queirolo Palmas, il regista Tarik Sefiani racconterà la sua esperienza di produzione di un documentario all’interno dell’occupazione abitativa di migranti conosciuta come ex-MOI, a Torino. All’incontro prenderanno parte alcuni ospiti dell’occupazione ed il fotografo Federico Tisa, che, nello stesso luogo ha sviluppato il progetto fotografico “Chez-Moi”.

A partire dalle 20:30, presso la sede della A.S.D. Vignocchi, a Boccadasse (Via Aurora, 2) in collaborazione con il collettivo fotografico Controluce, Federico Tisa racconterà i suoi reportage fotografici nati e prodotti all’interno dei movimenti sociali. Il suo lavoro sull’occupazione dell’ex-MOI è stato pubblicato su: Internazionale, Millennium, Sette, La Stampa e 9Lives magazine.

La foto del reportage “Chez-Moi” utilizzata in questo post ha vinto il Portrait of Humanity 2019.

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